Dipendenza affettiva: quando l’amore diventa bisogno

C’è un limite oltre il quale l’amore smette di essere sano: è la dipendenza affettiva. La dipendenza affettiva è una condizione psicologica nella quale l’altrə diventa una vera e propria necessità: si ha bisogno della sua presenza continua e invasiva, trasformando l’amore in un attaccamento compulsivo.

In un mondo in cui le relazioni sono centrali per la nostra identità, la dipendenza affettiva può diventare un rischio non solo per la coppia, ma anche – e soprattutto – per il benessere psicologico dell’individuo: ecco perché è così importante imparare a riconoscerla e affrontarla.

Da dove ha origine la dipendenza affettiva

Spesso la dipendenza affettiva non si manifesta dal nulla, ma deriva da esperienze particolari che hanno segnato la crescita emotiva dell’individuo: attaccamento insicuro durante l’infanzia, carenze affettive, traumi o modelli relazionali disfunzionali. Quella che sembrava una dinamica “normale” si scopre essere in realtà tossica, e di conseguenza origine di una percezione sfalsata delle relazioni.

 

Anche la cultura e la società in cui viviamo giocano il loro ruolo: spesso l’amore romantico viene presentato come una sorta di interdipendenza, nella quale ognuna delle parti trova nell’altra il completamento di sé. Mai sentite frasi come “Sei la mia vita”, “Sei il mio tutto”, “Senza di te non vivo”? Non sono dichiarazioni d’amore: sono parole pericolose, che, anche se utilizzate molto spesso alla leggera, non fanno altro che fomentare l’aura di romanticismo intorno alla dipendenza affettiva, rendendo sempre più difficile riconoscere una relazione tossica.

I segni della dipendenza affettiva

In una relazione sana, c’è spazio per due individualità, che si scelgono ogni giorno pur mantenendo la propria autonomia: la dipendenza affettiva, invece, trasforma questa scelta in un bisogno costante e spasmodico.

 

L’altro diventa una sorta di ancora di salvezza, l’unica fonte di valore personale senza la quale l’individuo perde completamente la sua identità. La persona dipendente finisce per annullare sé stessa e idealizzare il partner, sviluppando di conseguenza una paralizzante paura dell’abbandono e assumendo comportamenti di controllo.

 

Chi soffre di dipendenza affettiva manifesta sintomi molto chiari:

  • Idealizza l’altrə, svalutando sé stessə;
  • Mette i bisogni dell’altrə sempre al primo posto (non solo prima dei propri, ma prima di ogni altra cosa);
  • Tollera e giustifica comportamenti dannosi, pur di non essere lasciatə;
  • Prova ansia costante e forte gelosia;
  • Tende ad assumere comportamenti di controllo e ossessione nei confronti dell’altrə;
  • Fa fatica ad uscire da relazioni tossiche, anche se fonte di grande sofferenza.

Se riconosci questi comportamenti in te stessə, nella tua relazione o in qualcuno che conosci, valuta un consulto psicologico professionale.

Il ruolo dell’altrə e le conseguenze psicologiche

Spesso la controparte di una persona che soffre di dipendenza affettiva è una personalità complementare: un narcisista, una figura evitante, che alimenta la dipendenza con dinamiche ambivalenti – vicinanza seguita da distacco, richieste affettive seguite da freddezza, in un circolo vizioso di potere che va ledere sempre di più l’autostima e l’autonomia del dipendente.

 

A lungo andare, la dipendenza affettiva ha sulla persona delle conseguenze pesanti, spesso patologiche e gravi:

  • Sviluppa problemi di ansia e depressione, con un costante senso di vuoto;
  • Perde la propria autonomia, e di conseguenza la capacità di prendere decisioni o iniziativa;
  • Annulla la propria identità, perdendo completamente l’autostima a favore del giudizio degli altri;
  • Sviluppa una vera e propria ossessione nei confronti dell’altrə, rimuginando costantemente sul partner e sulla relazione fino a perdere la percezione della realtà.

Come uscire dalla dipendenza affettiva: il percorso terapeutico

Il primo passo per guarire dalla dipendenza affettiva è riconoscere la propria condizione, senza colpe ma con consapevolezza. Il percorso di terapia ricostruisce passo passo il benessere sia personale che relazionale della persona, andando a rinforzare la propria identità per riconnettersi ai propri bisogni autentici.

 

La terapia punta a far riscoprire la solitudine non come una minaccia, ma come uno spazio sano e fertile per la crescita del sé e di una relazione solida, capace di stabilire i giusti confini e accrescere con l’altrə un contatto reale, senza attaccamento né controllo.

 

Ritrovare la propria autonomia emotiva permette anche di capire effettivamente cosa si cerca in un’altra persona e in una relazione, gettando le basi per costruire nel futuro rapporti sani e solidi fin da subito; a mio parere, è un aspetto che andrebbe insegnato già ai bambini, in modo che crescano già con l’idea di cosa significa avere una relazione sana.

In conclusione, la dipendenza affettiva non è una condanna, ma una ferita che può essere vista, curata e trasformata. Attraverso un percorso di consapevolezza, è possibile imparare ad amarsi senza perdersi, a stare in una relazione senza annullarsi. Per questo è così importante imparare a riconoscere i sintomi di una relazione tossica e intervenire fin da subito.

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